Capoluogo:
Martignacco
Frazioni:
Casanova,
Ceresetto,
Faugnacco,
Nogaredo di Prato,
Torreano
Superficie
Kmq 26,7 circa
Altitudine 148 m. sul livello del mare
Popolazione n. 5.605 abitanti
Corsi d'acqua n.5
Strade Comunali: 42 km
Strade Vicinali: 40 km
Strade Provinciali: 5 km
Strade Statali: 5 km
Il termine è di certa origine celtica e si inserisce tra i numerosi insediamenti
con questa origine diffusi in particolare nell'anfiteatro morenico friulano;
in epoca romana fu tracciata la "via Cividina". Così la
vedeva Dino Virgili: Martignacco "tra colli e pianura ... c'è nel paese l'aria di collina e del piano... la Cividina
è la sutura, il torrente il varco di comunicazione"; la collina
e il piano, la strada antica e il torrente, il paesaggio fatto di
boschi e d'acqua e poi, più giù, i casali, erano gli elementi
costitutivi di un paesaggio che conservava ancora gli elementi
tipici di un'economia rurale. Lo sviluppo della "villa"
procedeva secondo una direzione naturale di svolgimento che indica
una tendenza ben definita verso il piano, lungo l'acqua, verso la
fertilità della terra aperta, di qua e di là del torrente Lavia. Il centro del paese era costituito da "borghi", ognuno dei
quali con una sua particolare denominazione e identità: "Borgo
Lisignana": al di là del Lavia, vi si trovavano un tempo un
pozzo e un mulino. "Borgo Nobil" o "In Borc": al di qua del Lavia
che qui si incontrava col torrente "Volpe" (dove ora sorge
la Chiesa), procurando nei periodi piovosi apprensioni e difficoltà
alla popolazione. "Borc des cisis" o "Borc san
Blas" ove sorgeva un pozzo e la chiesetta di San Biagio.
"Sante Bride" (Santa Brigida) con la chiesa parrocchiale
costruita nel 1505. La più famosa delle numerose
costruzioni signorili, quasi al centro del capoluogo, è Villa
Deciani, costruita in luogo di un antico rustico e modificata nella
forma attuale nel XVIII° secolo.
Località di recente sviluppo, sede di alcuni insediamenti abitativi e della Zona industriale di Casanova.
Dal romano "Cerasetum", terreno piantato a ciliegi.
Il
territorio di Ceresetto si estende dalla collina, cioè dalla strada
Lavia-Telazae al piano sull'antica strada di Nogaredo; la strada di
Ceresetto unisce la Cividina con la "Stradegnove" di
Martignacco e, prima dell'800, con la
"Stradagrande", che da Spilimbergo si dirigeva a Udine. Fin
dal '400 vi abitano i "Mesai" (Mesaglio),
"Pydrusii" (Pedrussi). i "Pupo" (Puppo), i
"Vergili" (Virgili) oltre a numerose altre famiglie. Il
comune rustico di Ceresetto venne costituito nel
1452 (anno di approvazione dello Statuto): la
"vicinia" si riuniva, su invito e al suono di una campana,
per provvedere alle elezioni degli amministratori del comune, per
discutere i provvedimenti fiscali, sancire le concessioni dei
pubblici beni ai privati e per decidere in merito ad ogni altro
intervento e opera di pubblica utilità. Con la riforma
amministrativa di Napoleone, come tutti gli altri,
tramontò anche il comune rustico di Ceresetto. Questa
"villa" è dipinta così dal Virgili: "un pezzo di mondo
tra collina e piano... l'anima del paese si raccoglie dal borgo
antico dentro l'arco blasonato, dalla piazzola della Chiesa, dalle
ultime case in veglia sulla collina... quassù ogni casa è un museo,
tutto il borgo è reliquia...: da Telazzae quattrocentesca alla
vecchia via Cividina, fino alle chiesette di San Lorenzo (sec. XV°)
e San Michele (sec. XV°, nello spazio ora detto "ors di
Malisan")".
La "villa de Fauniaco" è citata fin dal 1229;
vi aveva interessi e possedimenti anche la famiglia Mels. Molti
documenti testimoniano una vivace vita campagnola, con frequenti
passaggi di proprietà e di feudi: ad es. nel secolo XV° si registrò
una permuta tra i Nicolussio e i Del Torso e fra i Nicolussio e il
Capitolo di Aquileia di due pezzi di terra nella località chiamata
"Anuedis" (da "alnus": ontano); i Deciani nel
1506 permutarono con i Del Torso alcune
costruzioni. Nei documenti d'archivio è quasi sempre riportata
l'articolazione delle case rurali che con la lussuosa dimora della
famiglia Del Torso (ora Villa Totis) costituiscono un aspetto
urbanistico ed abitativo variegato: un "piccolo e unico
borgo", fatto in antico da alcuni rustici attorno alla casa
padronale, sulla strada per Nogaredo e, in seguito, le ampie case
coloniche costruite dopo il frazionamento dei terreni dei Mantica,
dei Del Torso, del Capitolo di Aquileia.
Anche la "villa" di Nogaredo ha
una storia molto antica, a partire dal nome: in un documento del 1238 è
ricordata come "Noyareto Prà Smerlàt" (cioè "prato
aperto"). La descrizione del paese antico sta tutta in un breve
brano di Dino Virgili: poche case rustiche lungo la strada maestra
oltre le quali campi, pascoli e "comugne", in fondo il
torrente Lavia dove un guado permetteva il passaggio verso Passons;
lì vicino la chiesa di San Martino (ricordata fin dal
1318) con il cimitero e, poco distante, il pozzo.
Rustici, strada, pozzo e chiesa sono gli elementi della
"villa" dove vivevano le grandi famiglie patriarcali: i
Pagnutti, gli Zili (o Zilli, presenti nel sec. XV), gli Stella, i
Gregoris. La descrive Dino Virgili: "... le case antiche sono
allineate agli orli della via maestra, strette e unite une alle
altre e quasi tutte uguali , raramente alternate da qualche
muricciolo slabbrato che chiude un orto... lassù, oltre la piazza
che racchiude il ricordo dell'ampio "stagno", la vita passa tra il
torrente che languisce nel suo letto di pietre mostrando nudi gli
argini consumati e le mura dell'antico cimitero..."
Il nome è d'origine romana, ma le prime notizie della "villa"
risalgono al 1282. Una "canipa in cortina de
Toriano" è menzionata nel 1320 dal notaio pre
Giacomo di Santa Margherita. La "cortina" era l'area su cui
sorgeva la chiesa con il sagrato, circoscritti da basse case con
finestre piccole e muri perimetrali molto spessi, con funzione di
difesa, mentre la "canipa" era la stanza usata come
ripostiglio di viveri: due strutture frequenti nei borghi medioevali
friulani.
Il territorio si estende dai colli (dove frequenti
erano le formazioni boschive e i prati attraversati dalle
"armentarezze" su cui si conducevano le mandrie al pascolo)
al piano, su cui un tempo si estendevano vasti campi coltivati
spesso divisi da paludi e "sfogli" (stagni); sulle pendici
di questi colli sorsero, a partire già dal XV° secolo, sontuose
ville e freschi giardini che i nobili di città fecero costruire per
il proprio diletto. A Torreano si segnalano Villa Italia, dimora di
Vittorio Emanuele III° durante la Grande Guerra e divisa in tre
proprietà, e la Villa dei Conti di Prampero; della costruzione
originaria (sec. XVII°) resta la barchessa, il parco, mentre al posto
della villa si trova una casa - castello in stile gotico
rimaneggiato ideata dal Conte Ottaviano di Prampero
(1883).